Lavoro agile e sostenibile: conversazione con Raffaella Amoroso

Vi propongo una nuova ed interessante intervista sul tema del lavoro agile, grazie Raffaella!


 
 

Andrea Licata: Potresti presentarti brevemente? Di cosa ti occupi?

Raffaella Amoroso: Sono comasca, ma di casa a Milano da ormai 10 anni. Ho una piccola società di comunicazione (prevalentemente digitale) che si chiama ART-Sharing.
Ho anche un blog dove scrivo un po’ di me e soprattutto delle cose che mi piacciono. È la mia salsa colorata e non a caso si chiama così The Coloured Sauce.
Lavoro ‘per conto mio’, prima come freelance e ora con la mia agenzia, praticamente da sempre. Sono estremamente curiosa e non mi piace annoiarmi.

 

AL: Questo blog dedica spazio allo smart working, alla ricerca di buone pratiche e storie da raccontare. Qual è la tua esperienza in questo senso?

RA: Come dicevo prima, ho sempre lavorato per conto mio. A parte brevi esperienze professionali durante gli studi, che mi sono servite per pagarmeli e per mantenermi durante i primi anni a Milano, ho sempre seguito una strada alternativa rispetto a quella dei miei ‘colleghi’ universitari. Non ho mai cercato il posto fisso e non ho mai visto nel lavoro dipendente una certezza (non solo economica, ma anche psicologica). Ho sempre cercato di costruirmi la mia strada, fatta dalle mie competenze e da ciò a cui mi sono sempre sentita più affine.
Ho quindi sempre lavorato da ovunque mi trovassi (ufficio prestato da altri, casa, ufficio mio, ma anche bar, mare, montagna, metropolitana, ecc.) senza problemi: l’importante è la qualità del lavoro che svolgi e non certo il luogo in cui ti trovi a doverlo effettivamente fare.

 

AL: Quali vantaggi il lavoro a distanza attraverso Internet ci consente oggi? (ad es. tempo libero, riduzione di costi ed emissioni …).

RA: Svincolare il lavoro da un luogo e da un orario consente una maggiore sostenibilità sia a chi il lavoro lo svolge, sia ad altri attori sul mercato che ne vengono indirettamente o anche marginalmente coinvolti.
Il lavoro agile, così come viene chiamato oggi, permette un risparmio di tempo, tolto al viaggio per raggiungere il luogo di lavoro e per tornare alla propria abitazione, una conseguente riduzione delle emissioni e dei costi da sostenere per muoversi. Il vantaggio è sia del lavoratore che può godere di più spazi sia per sè, sia, perché no, per il lavoro stesso, sia per il datore di lavoro che perde sì la presenza fisica del suo collaboratore, ma ci guadagna in termini di efficienza.

 

AL: Ci sono degli aspetti problematici?

RA: Il datore di lavoro deve sicuramente avere fiducia nei suoi collaboratori e quindi, di riflesso, nel suo modo di condurre l’azienda e nell’azienda stessa.
Il lavoratore da parte sua deve essere messo in condizioni di lavorare da remoto: la mancanza di banda larga in molte zone d’Italia rende il lavoro agile una vera e propria utopia.

 

AL: Ritieni che queste forme di lavoro si svilupperanno in futuro? Cosa potrebbe incentivarle? Hai delle proposte da condividere?

RA: Sicuramente sì. A incentivarle potrebbe essere una diversa cultura del lavoro, lontana dal timbro del cartellino e dalla gerarchia a tutti i costi, ma invece vicina alla flessibilità, alla condivisione e allo scambio aperto e sincero di idee e di modalità da mettere in atto per portare a termine un progetto.
Infrastrutture tecnologiche e di telecomunicazione adeguate non farebbero altro che migliorare la condizione e incentivare il lavoro visto non tanto come obbligo, quanto invece come opportunità.

 
 

Raffaella Amoroso

Raffaella Amoroso, comasca residente a Milano: digital PR, blogger e co-founder dell’agenzia di comunicazione ART-Sharing.

Potete seguire Raffaella Amoroso su Twitter, o leggere il suo blog The Coloured Sauce

 

%d bloggers like this: