Sostenibilità, smart working e lavoro cooperativo: conversazione con Andrea Paracchini

Una nuova interessante intervista sul tema della sostenibilità, buona lettura e grazie ad Andrea Paracchini!


 
 

Andrea Licata: Nel tuo libro tratti il tema lavoro da casa? In che termini? Queste nuove forme di lavoro tenderanno a diffondersi a tuo avviso?

Andrea Paracchini: Ne La révolution dei colibri si parla di lavoro indipendente.
C’è un capitolo – “Creatori cooperativi” – che approfondisce uno statuto cooperativo unico al mondo che è quello delle coopératives d’activité et emploi. Si tratta di strutture in cui ognuno entra con il proprio progetto di attività che porta avanti in totale autonomia, fatturando a nome della cooperativa che in cambio gli riversa un salario mensile, comprensivo di contributi e ferie. Non è da confondere con uno spazio di coworking, perché in realtà non corrispondono a un luogo fisico, ma più a una maniera di concepire il lavoro. Quello che è interessante è però che queste CAE facilitano e incoraggiano l’incontro fra diverse professionalità attorno a progetti comuni, occasionali o duraturi.
Un’organizzazione del lavoro che supera le gerarchie e i rapporti di subordinazione sottraendo almeno in parte i singoli professionisti dalla guerra al ribasso fra freelance per spuntala. Insieme infatti si è più forti sul mercato e capaci di rispondere a bandi e gare più importanti, in cui ognuno porterà a casa una fetta di budget più interessante. In Francia esistono un centinaio di queste strutture e la legge sull’economia sociale e solidale in corso di approvazione renderà ancora più appetibile farne parte.

 

AL: Questo blog tratta il tema smart working: quali sono a tuo avviso le implicazioni positive del lavoro a distanza?

AP: Negli ultimi due anni sono stato freelance e ho vissuto lavorando da casa, un po’ in Francia e un po’ in Italia. Devo ammettere che quando in febbraio ho ritrovato una redazione, è stato con immensa gioia e grande sollievo.
Purtroppo, temo di non essere fatto per il lavoro da freelance… Detto questo, sono assolutamente dipendente da tutti gli strumenti di produttività a distanza: dal cloud allo smartphone sino alle piattaforme di e-learning.
Diro’ di più, il mio attuale giornale è una cooperativa che unisce cittadini, ONG e giornalisti e stiamo appunto riflettendo a come adattare piattaforme di e-learning per trasformarle in strumenti di produzione collaborativa (riunioni di redazione, concezione di dossiers, gestione delle fonti…).

 

AL: Internet rischia di accelerare il degrado ambientale o di diffondere le buone pratiche?

AP: Diro’ una banalità, ma credo che non dipenda dal mezzo internet, ma dall’uso che se ne fa e dalle informazioni che vi si pubblicano. Vale lo stesso per i libri, la televisione, la radio…

 

AL: Che significato dai alla parola sostenibilità ?

AP: È forse un limite, ma il mio concetto di sostenibilità si è sempre costruito in antitesi. Osservo una situazione che mi pare inaccettabile, delle pratiche predatrici o socialemente ingiuste, e mi chiedo se non sia possibile fare diversamente. Se non sia possibile affrontare un problema da un altro punto di vista, per ottenere gli stessi risultati – o persino migliori – senza dover accettare certi “effetti collaterali”.
Da questo punto di vista, mi viene quasi inevitabile di associare il concetto di sostenibilità a quello di “alternative”.

Ragionare di sostenibilità credo significhi rifiutare le soluzioni ineluttabili, il fatalismo, i “così o niente” e credere invece che anche le opzioni all’apparenza più complesse – ma anche più soddisfacenti per la società e per l’ambiente – vadano esplorate.

 

AL: Oggi tutti parlano di sostenibilità in Europa (governi, imprese, ONG, associazioni…): si tratta di un fatto positivo?

AP: Sono solo in parte d’accordo con il tuo postulato di partenza.
Certo, un convengo sulla sostenibilità non lo si nega a nessuno ed è sempre più raro trovare un’azienda che non ti proponga di piantare un albero da qualche parte… Detto questo, la sostenibilità – ecologica ma anche economica e sociale – mi sembra lungi dall’essere la priorità numero uno in Europa.

Per fortuna la società civile si organizza e si muove – a prescindere, quando non addirittura controcorrente, rispetto alle scelte che vengono dall’alto. E persino dalle imprese. È quello che cerco di mettere in evidenza attraverso molte delle esperienze che racconto nel mio ebook: i cittadini votano, comprano ma possono anche unirsi per costruire insieme imprese collettive sostenibili.

 
 
 

Andrea Paracchini

Andrea Paracchini è un giornalista professionista di 32 anni.

Dal 2007 si trova a Parigi, dove ha cominciato a lavorare in agenzie e megazine francesi. Dopo alcuni anni da freelance, da febbraio 2014 fa parte della redazione della rivista Altermondes di Parigi.

Autore del libro La révolution dei colibrì, si interessa del mondo dell’economia sociale e solidale francese e italiana.

Potete seguire Andrea Paracchini su Twitter o guardare il suo canale Youtube.

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