Esperienze di telelavoro: conversazione con Kate

Parliamo di telelavoro con Kate: di seguito potete leggere la nostra conversazione ricca di spunti sul tema.


 
 

Andrea Licata: Potresti presentarti brevemente? Di cosa ti occupi?

Kate: Mi chiamo Kate ed ho 49 anni. Sono genitore single con due figli.
Mi occupo dell’invio di comunicazioni ai fornitori relative alle movimentazioni di utenze; lavoro per conto di un ente sussidiario della regione Piemonte.
Da circa dieci anni sono una telelavoratrice e lavoro attraverso una tipologia di contratto che viene rinnovata, salvo problemi, di anno in anno.

 

AL: Questo blog dedica spazio allo smart working, alla ricerca di buone pratiche e storie da raccontare. Telelavoro, smart working, lavoro agile, lavoro da casa… come destreggiarsi tra queste definizioni?

Kate: La definizione di lavoro agile, o smart working, indica che l’attività può essere svolta da qualsiasi luogo (si può lavorare anche stando in metro!) e comprende, al suo interno, la definizione di telelavoro, individuato come lavoro svolto da casa. Si tratta, a mio parere, di concetti che guardano avanti, ai quali però non vengono riconosciuti il giusto peso e valore. Ritengo però che siano da promuovere, in particolare sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia.

 

AL: Qual è la tua esperienza a riguardo?

Kate: La mia esperienza di telelavoratrice, direi quasi di pioniera, è positiva. Rimangono diversi nodi da scogliere relativi alla gestione interna delle attività e alla loro messa in rete aziendale o ancora alla tutela legale dei telelavoratori. Gli stessi telelavoratori spesso vivono quest’esperienza come se fosse un’opportunità fuori dall’ordinario, e non un semplice traguardo reso possibile dalla tecnologia per agevolare e semplificare la vita delle persone.

 

AL: Quali vantaggi consente oggi il lavoro a distanza attraverso Internet?

Kate: L’aspetto più importante è avere l’opportunità di crescere i miei figli, senza doverli lasciare ad altri e senza chiedere aiuto. Ma i vantaggi sono molti di più: posso risparmiare sul tempo di percorrenza necessario per andare e tornare dal lavoro, che a me prenderebbe circa due ore dovendo attraversare la città nella quale vivo. E ancora: risparmio sul costo dei parcheggi, sul consumo di benzina, sulle spese al bar e di rappresentanza.

 

AL: Ci sono degli aspetti problematici?

Kate: L’aspetto forse più incredibile è dato dalla posizione dell’amministrazione, che in tutti questi anni non è riuscita a individuare in modo preciso quanti e quali siano stati i benefici. Non sono stati forniti dati neppure in merito al solo risparmio sui buoni pasto. Dallo scorso anno, inoltre, con il cambio della dirigenza, è stato deciso di rinnovare i contratti con la formula di tre mesi in tre mesi, apparentemente a causa del fatto che noi telelavoratori siamo costosi.
I problemi riguardano però anche la mancanza di corsi di formazione e la mentalità di alcuni colleghi, eccessivamente legati a un sistema obsoleto oramai superato: si stampano le email, il fax è ancora vivo malgrado la legge, la fatturazione elettronica resta un miraggio. Da noi arrivano ancora gli scatoloni, che poi vanno smistati…

 

AL: La legislazione come tratta queste forme di lavoro?

Kate: Attualmente la legge in vigore è del 2004, ma dovrebbe essere rivista e resa attuale, in particolare rimuovendo le differenze di genere e obbligando la Pubblica Amministrazione ad adottare, quando possibile, la formula del telelavoro, che permette di risparmiare e offre maggior benessere al dipendente. Il lavoro, inoltre, dovrebbe essere quantificato in base risultato.
La mia sede di lavoro si trova in un palazzo di nove piani, tutti pieni, quando la metà del personale, se non di più, potrebbe tranquillamente evitare l’ufficio.

 

AL: Sei a conoscenza di buone pratiche a livello europeo?

Kate: Conosco solo la realtà italiana anche se, come ho detto, i dati non vengono pubblicati sul web e neppure sulla rete aziendale. Mi risulta che la città di Torino abbia iniziato in fase sperimentale a promuovere il telelavoro, e conta ora di proseguire ed incrementarlo. Stessa cosa vale per l’Iren, o l’Istat di Roma…

 

AL: Ritieni che queste forme di lavoro si svilupperanno in futuro? Cosa potrebbe incentivarle? Hai delle proposte che vorresti condividere?

Kate: Certamente sì. Ritengo che, visti i benefici, diretti e indiretti, questa modalità non potrà che svilupparsi. Probabilmente avverrà maggiormente con il cambio generazionale.
Ritengo che dovrebbero essere anche le persone a spingere, affinché la Pubblica Amministrazione adotti pratiche di risparmio e tecnologie che consentano di evitare code agli sportelli o l’uso di lettere raccomandate, in modo da facilitare i rapporti tra le istituzioni e i cittadini.
Anche se la società sta lentamente cambiando, propongo comunque di dare maggiore diffusione a questo tema.

 
 

Kate è una telelavoratrice da circa 10 anni; potete seguirla su Twitter o consultare la sua pagina Facebook Attivare il Telelavoro.

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